Silenzio

Libro


Silenzio
di Mario Brunello


RECENSIONE
di Serafina Gerace


Silenzio, la monografia di Mario Brunello edita nel 2014 da Il Mulino, Collana Parole controtempo, definisce profondamente la dimensionalità professionale e personale del famoso violoncellista veneto. Come in una Sonata, strutturata in quattro movimenti, l’analisi speculativa ed interpretativa della semanticità del silenzio, «[…] parola controtempo […] prende controtempo il tempo», procede in quattro macro-direzioni, uomini, natura, cose, sensi, variamente declinate attraverso l’oggettività della musica.

Ci accorgiamo del silenzio nella società attuale? Lo ascoltiamo attentamente e consapevolmente? Ne percepiamo e recepiamo l’intensità e la potenzialità emotiva, espressiva ed educativa? «Ogni tipo di attività cerca la concentrazione nel silenzio. Nel dialogo il silenzio dà spazio all’ascolto […]».

In una sorta di tracciabilità, a livello storico, naturistico, estetico, sensoriale, Mario Brunello indaga i contorni gnoseologici e i tratti contenutistici di un particolare significato-significante che nella musica degli uomini si è connaturato ad un “tempo”, ad una durata, si è anche configurato come un vero e proprio “spazio” non appena si è avvertita soprattutto «[…] l’esigenza di far entrare il pensiero intellettuale nel mondo dei suoni […]» e si è specificato ulteriormente come “luogo”, in riferimento per esempio ad «[…] una sala da concerto, un teatro […]» con «[…] vari suoni, rumori di un certo numero di persone che “fanno” silenzio […]».

Attraverso un nitido excursus storico e musicologico è delineato l’evolversi della percezione e dell’utilizzazione del silenzio nei diversi processi compositivi ed esecutivi, seguendo le traiettorie musicali di Bach, Mozart, Beethoven, Schubert, Schoenberg, Cage etc. «Il silenzio che precede la prima nota e il silenzio dopo l’ultima sono indispensabili affinché la musica si riveli ed esista». Ma il silenzio non è riferibile solo alle opere musicali perché «[…] tutte le opere d’arte rimangono in un loro silenzio e lì ci ritornano una volta che l’uomo ne ha fruito […]».

Nell’ambito della natura è sottolineata la suggestiva differenziazione tra la verticalità del silenzio «[…] della montagna che restringe la strada verso l’alto […]», con la possibilità offerta «[…] allo sguardo e all’immaginazione di salire su una rampa di lancio per scoprire cosa c’è e cosa si vede dal punto più alto» e l’orizzontalità del silenzio nel deserto che consente di percepire orizzonti più vasti, dove la musica «[…] si allunga nel silenzio come fasci di luce nel buio» e dove «[…] un Preludio di Bach può diventare come una Sinfonia lunga un giorno, ripetendo e ripetendo le stesse note […]».

C’è anche un silenzio delle cose, “silenti” fino a quando non possano «[…] vibrare, muoversi […]»: quello di una penna, di una tazza durante la cerimonia del tè in Giappone, di un’opera architettonica che «[…] consente anche un attraversamento fisico del silenzio […]». «Le “cose” non sono nate dalla natura, sono create dall’uomo».

Anche i sensi si rapportano al silenzio secondo diverse modalità percettive: «[…] leggendo una partitura le note suonano, pur rimanendo immobili sulla carta» e guardando il famoso quadro l’Urlo di Edvard Munch sembra di ascoltarlo. «Le cose non dette sono silenziose solo all’udito, ma esistono». «L’olfatto, come pure il gusto, è un senso silenzioso […] passa sempre per la memoria che spesso si accompagna alla nostalgia […]». «Il semplice con-tatto di una qualsiasi superficie può provocare», invece, «la distruzione del silenzio».

In chiusura, Mario Brunello propone un bis per considerare diversi interessanti rumori, come il «[…] rotolare di sassi nel silenzio di un ghiaione in alta quota» che «diventa “voce” della montagna».

La presenza/assenza del silenzio può dunque essere variamente contestualizzata ed interpretata. Il «paesaggio sonoro» odierno, densificato da rumori diffusi e voci confuse, si rivela spesso un convulso «sfondo sonoro» e un limitato «orizzonte sonoro», determinati da un dinamismo sempre più esasperato, una situazione uditiva condizionante che richiederebbe momenti di silenzio per creare tranquillità, recuperare l’interiorità, rispettare la socialità, dare significato e senso al vivere e al condividere.

Rievocato come magico momento di «ascolto di un vinile», il silenzio è continuamente desiderato e cercato da Mario Brunello, quasi istintivamente, protettivamente, considerato in tante sfumature e suggestioni, attraversato con il suo pensiero, in compagnia del suo inseparabile violoncello che porta in montagna come nel deserto, in luoghi formali ed informali e che riesce a migliorare nel suono proprio attraverso il silenzio. La sua musica, internazionalmente apprezzata, trae ispirazione dal silenzio ed esprime il silenzio, con sonorità coinvolgenti che interrompono il silenzio e ritornano al silenzio, cesellate con finezza compositiva ed esecutiva: una profonda simbiosi percettiva, multi-percettiva ed emotiva con il silenzio, «vero palcoscenico della musica».

La musica stessa, peraltro, «[…] non dovrebbe saltare sul treno in corsa del tempo, dovrebbe sempre avere un momento per appropriarsi dello scorrere del tempo […]».

Un bel libro, immerso nella densità e nell’intensità del silenzio e in tante significazioni e implicazioni che il silenzio è in grado di conferire e suggerire e che potranno essere sorprendentemente scoperte o variamente riscoperte attraverso tracciati diversi.


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