Libro
Antropologia della musica
di Alan P. Merriam
RECENSIONE
di Serafina Gerace
Uno dei libri più noti di Etnomusicologia è senza dubbio The anthropology of music di Alan P. Merriam, pubblicato nel 1964. Sebbene indietro nel tempo, rimane un “classico” di notevole valenza e rilevanza contenutistica. La prima edizione italiana, Antropologia della Musica, è del 1983, Sellerio editore Palermo, Collana “Prisma”. In questa recensione si fa riferimento all’edizione del 2004, stesso editore, Collana “Nuovo Prisma”.
Già dalla Prefazione del famoso etnomusicologo Diego Carpitella si evince l’importanza di «[…] questa antropologia della musica, da intendersi come sinonimo di etnomusicologia […]» nella quale, come evidenzia lo stesso Carpitella, sono indagate diverse questioni tra le quali: «testo-contesto», «scrittura e non scrittura», «[…] prodotto musicale-sociale e costanti dell’esecuzione», «[…] culture europee ed extraeuropee per quel che riguarda il significato della musica». E risalta il «nocciolo» della trattazione: «[…] il contesto come determinante di significati; le variabili che la produzione musicale subisce in determinate funzioni e circostanze sono tali da intaccare i significati».
Nella Premessa, Merriam afferma: «C’è un’antropologia della musica, e si colloca in ambito musicologico e antropologico» e aggiunge che il libro cerca di «[…] fornire un supporto teorico allo studio della musica in quanto comportamento umano; chiarire il tipo di processo che deriva da fattori antropologici e musicologici insieme, migliorare […] la nostra conoscenza di entrambe le discipline, sotto la comune prospettiva di studi comportamentali».
La trattazione si sviluppa in diverse direzioni. Inizialmente, risaltano gli albori dell’etnomusicologia, fatta risalire agli anni 1880 e 1890 con i primi studiosi in Germania e in America. Considerata la duplicità della disciplina, distinta nella parte musicologica e nella parte etnologica, Merriam sottolinea che «[…] il problema principale sta nella riunificazione di questi due aspetti […]». Alle varie definizioni espresse nel tempo, aggiunge la sua, essenziale e pregnante: etnomusicologia «studio della musica nella cultura» (in successivi lavori specificata con «studio della musica come cultura»). E precisa «[…] la musica non è soltanto suono ma comportamento che determina la produzione».
Nei vari Capitoli Merriam elenca concettualizzazioni, delinea coordinate di studio, esplicita questioni, dispiega scenari speculativi e orientativi, con citazioni di molti ricercatori e di diverse popolazioni extraeuropee analizzate nelle loro credenze, tradizioni, consuetudini, culture che orientano e determinano la produzione, l’espressione, la fruizione e la comprensione in ambito musicale e in senso musicale.
Risalta una sua domanda: «[…] l’etnomusicologia è una scienza sociale o umanistica?». Risponde in questi termini: «[…] l’etnomusicologia ricorre nello stesso tempo alle due differenti aree di studio; le finalità di questa disciplina sono più scientifiche che umanistiche, mentre l’oggetto di studio ha una natura più umanistica che scientifica». Poi considera «[…] la distinzione tra suono e rumore, ovvero tra musica e non-musica […]» e sottolinea: «[…] ciò che viene considerato musica o non-musica determina la natura della musica in qualsivoglia società». Ed ancora: «I concetti sulla musica […] sono fondamentali per l’etnomusicologo che intende conoscere un determinato sistema musicale in quanto riflettono i comportamenti musicali dei popoli». E a proposito di sistema musicale, nell’analizzare le varie tipologie e manifestazioni sinestesiche come, per esempio, i suoni colorati, considera il linguaggio, l’estetica, le relazioni tra le varie arti, in una visione interculturale.
Esamina poi diversi comportamenti, quello verbale, quello fisico, quello sociale. Sono tipologie di comportamenti che determinano la produzione e la fruizione del prodotto musicale, aspetti che si collegano a quanto espresso in merito all’apprendimento: «[…] il suono musicale alla fine va giudicato a partire dall’accoglimento ricevuto nella società». Si intersecano i concetti di educazione e inculturazione in processi sociali/culturali stabili ma anche dinamici.
Nell’analisi delle «tecniche compositive» risaltano «[…] il rifacimento di materiali diventati vecchi, il prestito da materiali di altre culture, l’improvvisazione, la ri-creazione, la trasposizione e la composizione idiosincratica. Comporre i testi è importante quanto comporre la musica, ma in quest’ultimo caso ci vuole una istruzione specifica […] la composizione dei testi è soggetta all’accettazione o al rifiuto da parte del pubblico e quindi fa parte del più generale processo di apprendimento che, a sua volta, contribuisce alla stabilità o alla modificazione della società e della cultura».
Nella Parte terza del libro, Merriam approfondisce determinati aspetti gnoseologici ed epistemologici della disciplina non tralasciando ulteriori riferimenti a ricercatori e popolazioni:
Lo studio del testo dei canti
«[…] la musica influenza il linguaggio; infatti le esigenze musicali possono richiedere l’alterazione dei modelli linguistici […]. Nei testi dei canti […] troviamo leggende, mitologia e storia e, conseguentemente, i canti hanno di frequente una funzione inculturante […]».
Usi e funzioni
«Gli usi e le funzioni della musica costituiscono uno degli aspetti più problematici dell’etnomusicologia […] differenza di significato tra il termine “uso” e il termine “funzione” […]. Quando parliamo degli usi della musica ci riferiamo ai modi in cui la musica viene impiegata nella società umana, alla pratica ed agli esercizi musicali considerati isolatamente o in rapporto ad altre attività […] la funzione riguarda le ragioni dell’impiego della musica in una particolare situazione e più specificatamente il fine generale che s’intende realizzare». Dopo questa differenziazione, Merriam propone ed analizza dieci funzioni principali: Espressione delle emozioni, Funzione del godimento estetico, Funzione di intrattenimento, Funzione comunicativa, Funzione della rappresentazione simbolica, Funzione della risposta fisica, Potenziamento del conformismo e del rispetto delle norme sociali, Funzione di supporto delle istituzioni sociali e dei riti religiosi, Contributo alla continuità ed alla stabilità della cultura, Contributo alla integrazione sociale.
La musica come comportamento simbolico
«Per quanto riguarda la musica […] il simbolismo opera su quattro piani distinti: quello della costituzione di segni e simboli nei testi dei canti; quello del riflesso simbolico dei significati affettivi o culturali; quello del riflesso di altri comportamenti e valori culturali; quello del simbolismo profondo e universale. È evidente che il metodo che considera la musica simbolica è ricco di prospettive; in questo caso i nostri studi non saranno rivolti all’analisi pura e semplice dei suoni ma all’analisi della musica in quanto comportamento umano».
L’estetica e le relazioni tra le arti
«[…] scoprire se i concetti estetici occidentali possano essere applicati ad altre culture e ad altre società. Il problema più importante si collega al fatto che […] è estremamente difficile sapere cosa sia veramente l’estetica […]. L’interrelazione delle arti si riferisce al punto di vista secondo cui le arti derivano dalle stesse fonti, e tutte sono in realtà un’unica Arte, anche se si esprimono in maniera diversa a causa delle differenze dei materiali usati».
Musica e storia culturale
«[…] quando pensiamo alla ricostruzione della storia culturale dobbiamo tenere conto della dinamica complessiva dello sviluppo storico […]. Un modo di affrontare la storia culturale di un determinato popolo consiste nella descrizione della cultura di quel popolo in un determinato momento […] la musica è parte della cultura, la cultura si sviluppa diacronicamente e quindi è attraverso la musica che si può comprendere la storia».
Musica e dinamica culturale
Sono trattati i temi della continuità e della stabilità della musica, delle sue modificazioni e variazioni, dell’acculturazione musicale, del sincretismo musicale etc. E si ritrova anche qualche riferimento al jazz.
Tutti i contenuti del libro rimangono di grande validità ed utilità pur soggetti a ridefinizioni e ampliamenti in ragione delle nuove metodologie e tecniche di ricerca e di nuovi processi interpretativi.
In questa “antropologia della musica” rimangono centrali i processi della musica e i comportamenti umani ad essa collegati. Importanti si rivelano i “contesti”, gli ambienti di appartenenza, determinanti nelle diverse significazioni, produzioni e fruizioni musicali, con le varie dinamiche antropologiche e i diversi aspetti identitari di tipo linguistico, religioso, culturale, sociale. Nell’ampia e dettagliata disamina di Merriam è racchiuso un ricco mosaico di indagini sul campo, indicazioni, comparazioni, dissertazioni, teorizzazioni che possono ben orientare e supportare ricercatori, docenti, studenti e appassionati della suggestiva disciplina.